La gioia di Dio

15 Dicembre 2016 by FLDCadmin Filo del pensiero 0 comments

Si e’ parlato della gioia di Dio di Lucia come di qualche cosa di difficile da capire. Chi ha vissuto con Lucia si e’ convinto che, più che da una fede, la gioia di cui si parla le veniva da una certezza intuita dell’esistenza di Dio. Si vuol dire che Lucia sarebbe stata affascinata dal pensiero di Dio in qualsiasi ambiente, in una cultura diversa o addirittura sperduta e sola in un deserto.
Se si accetta che il nome filosofia derivi da philo-saphés, dove la seconda parola in greco significa “luce”, si può senz’altro dire che Lucia era una filosofa a causa del suo amore per il sole, per la luce e per la bellezza. E già l’ accostamento alla luce dà l’idea di una persona che mira molto alto, alla sublimità.
Ma Lucia era donna semplice e umile, si esprimeva con buon senso e umorismo, e, pur non avendo studiato filosofia, era osservatrice, così che dava spesso dei giudizi che avrebbero potuto stuzzicare uno studioso. In lei c’erano due pensieri che rimangono ancor oggi impressi in chi scrive. Il primo si riferiva alla riflessione sul “condizionato” che si constata in ogni cosa che ci circonda e che porta inevitabilmente ad un ‘soffitto’ oltre il quale la ragione, per l’assenza di appoggio empirico, non ci autorizza ad andare, impedendoci così di cogliere l’ incondizionato, cioè l’ Assoluto, che tuttavia già si intravede.
Il secondo pensiero, appena abbozzato con insistenza da Lucia, si riferiva all’ ‘Ego sum’, del quale si è già parlato, e che per lei aveva ancor più significato del ‘cogito’, in quanto lo comprendeva. A chi scrive non era ben chiaro, allora, cosa Lucia volesse dire a se stessa più che a coloro che le stavano attorno. Molto probabilmente ella si stava solo ponendo delle domande alle quali non sapeva rispondere. Si pensa che questa sia la sede appropriata per cercare di capire cosa Lucia avrebbe potuto vagamente intuire ponendosi quelle domande e ci si scusa per questa parentesi che, pur sembrando saccenteria, non è affatto fuori posto nella presentazione di una Fondazione che è dedicata alla mente dei giovani.
Altrove in questa pubblicazione ci si riferisce all’ “Ego sum” come alla “affermazione analitica più carica di potenza che esista nell’universo”: lo abbiamo detto e qui lo confermiamo.
Innanzitutto, questo giudizio ha solo l’apparenza di essere orfano di predicato, perché esso in virtù del “sum” è autopredicante di tutti i valori che l’ uomo possiede per essere egli quello che è al suo apparire, e per quelli acquisiti nella sua storia. Si vuol dire che questi valori ben radicati nella mente umana vengono dall’ “ego” in se stesso ed in virtù del “sum”. Altrove chi scrive ha ricordato che se il Sole potesse egli stesso affermare “Ego sum” ci sarebbe di che aver paura. Si è detto questo per evidenziare empiricamente la inaudita potenza dell’ “Ego sum” che si vuol qui cercare di comprendere.
In secondo luogo si vuole rilevare che già l “Ego” senza il “Sum” del giudizio sopra indicato porta con sé il significato di essenza e di esistenza. E’ come se l’uomo, immaginato qui come idea di uomo e non come sua determinazione empirica, cioè uomo senza vincoli corporali, pensando “Ego” si auto-riconoscesse come essente ed esistente. E si riconoscesse assolutamente da solo nell’intero universo. Eraclito, uno dei primi filosofi greci, affermò una verità molto acuta, che è poi diventata un principio della ragione: egli sancì che una qualsiasi affermazione implica necessariamente una negazione. Cioè quando, per esempio, pronunciamo “nero” già abbiamo “alle spalle” il concetto di “bianco”. Per cui se diciamo “esistente” già necessariamente affermiamo il “non esistente”, cioè con l’esistente c’è anche il “non esistente”. E infatti tornando all’ “Ego” dobbiamo convincerci che, avendo determinato la sua esistenza, esso, l’ “Ego”, riconosce necessariamente anche quella del “Non Ego”. Cioè l’uomo scopre che è circondato da un mondo completamente diverso da sé, che egli vede e pensa, ma che non comprende e non conosce, perché è un mondo che non ha un “Ego” come lui, cioè è un mondo assolutamente estraneo che non può comunicare e non sa di essere e di esistere come l’ uomo. Questa coesistenza dell’’ “Ego” con il “Non Ego”, cioè con tutto ciò che l’ uomo vede attorno a sé, ma sa di non conoscere, determina quella immensa necessità di togliere un vincolo e si concretizza nella storia umana, che altro non è che una guerra di riscatto da parte dell’ “Ego Sum” per divenire sempre più libero e potersi così avvicinare sempre più all’ Assoluto. E sono proprio le battaglie vinte dall’uomo che si evidenziano nella conquista tecnologica e nel superamento di se stesso, testimoniando l’etica di fondo della umanità e dando sostanza alla “Gioia di Dio”.
Lasciamo perdere: Lucia non si sarebbe mai espressa e giustificata così, perché lei Dio lo vedeva e lo gustava nell’osservare gli occhi di un bambino.
Ma non si può mai porre limite alla intuizione che, per la mente, sarà sempre quello che l’istinto è per il corpo.

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