Il filò del pensiero

Con questo insolito titolo si vuol esprimere quanto l’ambiente della Fondazione sarebbe adatto, per quiete ed aria pura, a fornire alloggio a gruppi di studiosi e studenti che volessero applicarsi in ricerche specifiche in un ambiente silenzioso ed accogliente. Ci rivolgiamo pure ad Università per far sapere che siamo predisposti ad alloggiare dei campus in qualsiasi stagione. Molte volte, singoli pensatori, artisti e musicisti cercano luoghi insoliti per raccogliersi e stimolarsi: si pensi alle antiche scuole greche e a musicisti come Brahms e Mahler.
Ma la parola filò cosa c’entra?
E’ una parola del nostro dialetto che originariamente stava a significare il raccogliersi di più donne nell’ambiente caldo di una stalla a filare lana di pecora e preparare indumenti per la famiglia. Da quell’ inizio il filò passò facilmente al raduno serale dei componenti della famiglia che specialmente d’inverno si giovavano del calore delle vacche e dei vitelli per discutere dei loro problemi e fare quattro chiacchere. Se nella famiglia c’erano una o più ragazze il filò si affollava di qualche ragazzo del posto e si riempiva di allegria ben ravvivata dal muggire di vacche e tori gelosi, dal profumo di fieno e da qualche bicchiere di clinto (vino locale).
Naturalmante il filò, in ambedue le versioni, non c’ è più ed è un vero peccato.
Rimane tuttavia l’idea che anche la mente ha bisogno di un luogo tranquillo per ‘filare’ il pensiero e disporlo a produrre mirabili tessuti, ossia innovazioni e scoperte, per un futuro ‘fichtiano’ sempre più avido di superamenti verso l’ Assoluto.
A proposito del termine ‘fichtiano’ diamo inizio a questa rubrica con l’espozizione di un assunto che ci sta a cuore e che potrebbe essere al centro di filò futuri.
Siete cortesemente invitati a scriverci una vostra riflessione su quanto viene qui apertamente, anche da voi stessi, esposto in forma di blogs.
carlo@fondazionelucia.com